INTERLAGOS 91: UNA VITTORIA DA URLO

INTERLAGOS 91: UNA VITTORIA DA URLO

Sabato 21 marzo si è tenuto a Imola, nel giorno dell'anniversario della sua nascita, un evento per celebrare la memoria di un grande campione mai dimenticato, il cui mito ha attraversato indenne oltre trent'anni di storia e più di una generazione di tifosi. Cosa è stato Ayrton Senna? difficile dare una risposta definita. Un grande campione? Su quello non c'è ombra di dubbio. Il più grande di tutti i tempi? Dipende a chi lo chiedi. Una fonte di ispirazione? In tanti dicono di sì.

Il suo palmares recita 41 vittorie in circa dieci anni di carriera. Detto così è solo un numero, e spesso i numeri sono una fredda rappresentazione che non rendono la vera idea di un'emozione. Eppure di tutte queste ce n'è una passata alla storia rispetto alle altre.

Per riviverla bisogna avvolgere il nastro e ritornare indietro di 35 anni. E' il 24 marzo 1991, e a Interlagos si disputa la seconda gara di quel mondiale. Senna, l'idolo delle folle, è il campione del mondo in carica e si presenta ai nastri di partenza dopo la vittoria di Phoenix che lo ha proiettato in cima alla classifica iridata. Sembra incredibile, ma nonostante due titoli mondiali al Mago manca la vittoria più importante, quella nel gran premio di casa.

Alla partenza l'alfiere verdeoro della McLaren conserva la leadership davanti alle due Williams del Leone Mansell e del nostro Riccardo Patrese. Nelle prime fasi di gara il distacco dal pilota britannico si attesta intorno ai due secondi, per poi calare a circa mezzo secondo verso il ventesimo giro. Al ventiseiesimo passaggio l'inglese si ferma ai box, ma la sosta dura più del previsto a causa di un problema, e così dietro a Senna si installa il pilota italiano, che due giri dopo imita la strategia del proprio compagno di squadra. Con gomme fresche Mansell recupera pericolosamente sul pilota di casa, fino a che a venti giri dalla fine il Leone non è costretto nuovamente al cambio gomme a causa di una foratura.

Con l'avversario ai box per Senna si prospetta un'ultima parte di gara da gestire con calma. E invece anche per il brasiliano arrivano i guai. Inesorabilmente il cambio perde i colpi e i rapporti giro dopo giro, lasciando il campione del mondo in carica con solo la sesta marcia. Patrese inizia a spingere e a recuperare terreno, ma sembra che anche lui soffra del medesimo problema, non però in maniera così grave. Il colmo della sfortuna arriva quando Senna, forse per tentare di mettere una pezza al guasto, si fa male ad un braccio.

Milton, suo padre, gli diceva sempre: non esiste vittoria senza sofferenza. Ayrton decide così di stringere i denti e resistere, non può di certo mollare davanti al suo pubblico. Il dolore al braccio morde e affonda i denti giro dopo giro. Ma più il dolore aumenta, più la bandiera a scacchi si avvicina. Patrese si avvicina sempre di più minaccioso, ma finalmente arriva la fine del giro numero 71, finalmente l'agonia può trasformarsi in sorriso. Senna ce l'ha fatta, ha vinto per la prima volta il gran premio di casa. L'emozione è talmente forte che il pilota si lascia andare ad un urlo liberatorio, catturato in diretta dalle prime e artigianali comunicazioni radio in diretta.

Il pilota è sfinito dallo sforzo, fatica ad uscire dalla monoposto e viene aiutato a salire sul podio, dove a malapena riesce ad alzare il trofeo del vincitore. Ma quando la forza di volontà e la tenacia prendono il sopravvento, non c'è dolore che tenga. E se a Interlagos si tende bene l'orecchio e si chiude gli occhi, ancora oggi si sente riecheggiare quell'urlo liberatorio, che ha inebriato l'aria con una scarica di energia positiva e che ha unito in un unico abbraccio il mito di Senna al suo popolo brasiliano, che ancora oggi inneggia a lui e che non lo ha mai dimenticato. 

E come ci si potrebbe dimenticare di un personaggio del genere?

Scritto da Diego Romano

Foto: Formula1.com

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