CARLOS PACE: L'"ALTRO" BRASILIANO DEGLI ANNI 70
Dici Brasile e ti vengono in mente piloti che hanno scritto pagine indimenticabili della storia della F.1. Pensi a Nelson Piquet, ai suoi tre titoli mondiali e a quel sorpasso a Budapest nel 1986. Pensi ad Ayrton Senna e a quella memorabile vittoria a Interlagos nel 1991 davanti al suo pubblico, o a quel giro di qualifica del 1988 a Monaco dove sembrava avere quattro ali al posto delle quattro ruote.
Eppure la tradizione brasiliana non affonda le radici proprio ai primi albori dell'automobilismo, a differenza per esempio della scuola argentina. Bisogna arrivare ai primi anni 70, quando nel circus si affacciano i primi alfieri verde oro. Oltre ai fratelli Emerson e Wilson Fittipaldi che daranno origine poi al sogno di una scuderia tutta brasiliana, la Copersucar, ce n'è uno di cui se ne parla sempre poco. Oggi ricordiamo José Carlos Pace.
Il protagonista del nostro racconto nasce a San Paolo il 6 ottobre del 1944 da una famiglia di origini italiane. Dopo i successi nelle gare di turismo brasiliano, la decisione di emigrare alla fine degli anni 60 si rivela fondamentale per il proseguo della sua carriera, che si snoda nelle principali categorie minori che in quegli anni sono propedeutiche alla Formula 1, ossia la Formula 3 e la Formula 2.

A dargli la possibilità di debuttare nel circus è Frank Williams. Il costruttore britannico in quegli anni non ha ancora fondato l'omonima scuderia, ma è un team privato che negli anni anni ha allestito vari telai, come Brabham e De Tomaso. Nel 1972 Pace comincia la sua avventura nelle corse che contano nel gran premio del Sudafrica con una March 711. Nel primo anno il brasiliano riesce a conseguire qualche punto e a mettersi in evidenza anche per la troppa foga che lo porta ad essere protagonista di incidenti e collisioni. Nonostante ciò, nel 1973 è John Surtees che se lo accaparra per farlo correre con la propria squadra, con la quale Pace sale per la prima volta sul podio al gran premio d'Austria di quell'anno, calcando il gradino più basso. il sodalizio nel team dell'ex campione del mondo dura fino a metà della stagione successiva. Dopo il gran premio di Svezia viene licenziato per aver speso parole poco lusinghiere circa la tenuta di strada della propria monoposto, causa del ritiro in quell'evento.
Il brasiliano ci impiega poco a rientrare in F.1, perché a dargli una possibilità ci pensa Bernie Ecclestone, che lo assume alla Brabham. Con la scuderia del controverso manager inglese Pace si toglie continue soddisfazioni, fino ad arrivare alla più grande. E' il 26 gennaio 1975. All'autodromo di Interlagos è in programma la seconda gara stagionale. Alla partenza, ritardata per via di cocci di bottiglia lanciati da alcuni facinorosi tifosi, Reutemann si porta al comando ma a causa di problemi di tenuta di strada la sua leadership dura solamente tre giri, venendo sopravanzato dal francese della Shadow Jean Pierre Jarier. Il transalpino scappa, e arriva a guadagnare fino a circa 25 secondi sul pilota di casa della Brabham. Al giro 25 Jarier segnala ai box un problema, che lo porta a rallentare e a perdere tutto il vantaggio, ritirandosi poi per problemi all'alimentazione mandando in fumo la gioia della prima vittoria. Chi questa gioia se la prende, e se la prende davanti al pubblico di casa è proprio Pace, che conquista il successo mandando in visibilio il proprio pubblico.

È il momento più alto della sua carriera. Altri due podi a Montecarlo e Silverstone e un difficile 1976, stagione caratterizzata dal passaggio all'ingombrante 12 cilindri piatto dell'Alfa Romeo. Dopo un anno di transizione, Pace apre alla grande la stagione 1977, rischiando di riuscire a vincere il gran premio d'Argentina se non fosse incappato in problemi di surriscaldamento delle gomme che gli consegnano comunque la piazza d'onore. Di ben altro tenore le successive due gare, dove il brasiliano rimedia solamente un incidente in Brasile mentre si trova in testa e un anonimo tredicesimo posto nel drammatico gran premio del Sudafrica.
Si sente spesso dire che l'unico limite è il cielo. E sarà proprio il cielo a risultare fatale per Pace. Dopo aver sfidato la sorte a oltre 300 all'ora in 72 gran premi, il brasiliano perde la vita a soli 32 anni vittima di un incidente aereo nei pressi di Mairipora, città dello stato di San Paolo. Il mondo delle corse però non lo vuole dimenticare, e per omaggiarlo nel 1985 gli viene intitolato l'autodromo di Interlagos, che attualmente ospita abitualmente la tappa verdeoro del mondiale di Formula 1. Proprio sul circuito della sua prima e unica vittoria.
Scritto da Diego Romano
Foto: Repertorio storico