LONG BEACH '80. L'ULTIMA DEL CLAY
Parlando di storia, ci sono poche cose che mettono d'accordo tutti. Posso con sicurezza affermare che una di queste sia il fatto che Clay Regazzoni sia stato, ed è ancora oggi, uno dei piloti più amati di tutti i tempi. Sarà per la sua simpatia, per il cuore che in ogni gara cercava di gettare oltre l'ostacolo, o più semplicemente perché era un uomo che amava godersi la vita.
Nel 1980 il ticinese ha 41 anni e nessuna voglia di appendere il casco al chiodo. La sua passione è la velocità, e come per ogni passione la si cerca di vivere fino in fondo. Dopo il divorzio dalla Ferrari alla fine della tormentata stagione 1976, conclusasi con il mondiale vinto al Fuji da James Hunt, Regazzoni bivacca per due anni in scuderie tutt'altro che competitive. La Ensign nel 1977 e la Shadow nel 1978 gli consentono di raggranellare la miseria di 9 punti in due stagioni. Eppure la voglia di guidare non gli viene mai meno.

Grazie ai finanziamenti arabi, Frank Williams riesce nel 1979 a schierare una seconda vettura che il costruttore inglese affida al guascone svizzero. Il pilota sembra vivere una seconda giovinezza, e grazie alla crescente competitività della monoposto nella seconda parte di stagione riesce a regalarsi un'insperata vittoria, che coincide con la prima delle 114 vittorie della Williams. Certo, propiziata dal ritiro di Jones, ma si sa come funziona: la fortuna aiuta gli audaci.
Nonostante quell'affermazione, quattro podi e il quinto posto nella classifica generale, per il 1980 il suo sedile viene ceduto a Carlos Reutemann, aiutato da una bella fetta di sponsor e dollari. L'unico posto che il Clay trova è alla Ensign, dove ritorna dopo tre anni. Non di certo un team di primo piano, ma quanto basta per poter essere presente sulla griglia di partenza.
La quarta gara di quel mondiale si disputa a Long Beach. Su questo tracciato tortuoso Regazzoni nel 1976 conquistò la sua ultima vittoria con la Ferrari nell'anno del debutto di questa pista nel calendario. Lo svizzero parte in ultima fila, e per tutta la gara riesce a rimontare costantemente tenendosi lontano dai guai. Sulle strade della cittadina californiana, la sua Ensign sembra di colpo colmare il gap con le squadre ben più veloci. Per buona parte della gara è seguito da Fittipaldi, colui che nel 1974 gli nega l'unica occasione della sua carriera per affermarsi campione del mondo.

Al cinquantesimo passaggio Regazzoni è quarto, ad una posizione da un posto sul podio. In una frazione di secondo però la gioia per un risultato insperato alla vigilia si trasforma in tragedia. Sulla Ensign si rompe il pedale del freno, e all'altezza del Queen's hairpin la monoposto senza controllo prima investe in pieno la Brabham di Riccardo Zunino parcheggiata, per poi finire la sua corsa contro un muro di cemento. L'impatto è devastante, e lo sfortunato pilota viene estratto dai rottami dopo venti interminabili minuti. Portato immediatamente al St. Mary Hospital, viene sottoposto ad intervento chirurgico, che però non risolve l'importante lesione alla schiena. Il verdetto è purtroppo senza appello. Regazzoni rimane tetraplegico e costretto per il resto della sua vita alla sedia a rotelle.
Questo però non ferma la sua voglia di vivere. La sua passione per i motori è più forte dei traumi spinali, e così lo si vede partecipare ad altre competizioni motoristiche con vetture appositamente modificate, rivelandosi inoltre un apprezzato commentatore televisivo al fianco dello storico Mario Poltronieri. Forte è anche il suo impegno verso l'inserimento dei disabili nello sport, tramite la fondazione della Federazione Italiana Sportiva Automobilismo Patenti Speciali.
Ecco forse perché il Clay è uno dei piloti più amati. Perché non ha permesso a nessun ostacolo e nessuna barriera di porsi tra lui e la sua voglia di velocità, facendogli guadagnare un posto speciale nel cuore degli amanti del motorsport. Quello vero.
Scritto da Diego Romano
Foto: Immagini da repertorio