ANALIZZIAMO LA FERRARI SF-26

ANALIZZIAMO LA FERRARI SF-26

È arrivata la SF26 con al volante per primo Lewis Hamilton e ci sarebbe da dire su questa scelta, ma siamo qui per parlare della macchina e non dei piloti.

È bella, la più armoniosa nelle forme di tutte quelle viste fino ad ora. Sembra ci sia la voglia di recuperare la tradizione dei progetti degli anni ’70 e i colori avvalorerebbero questa ipotesi. E’ anche quella che secondo me è più coerente con lo spirito del regolamento indirizzato verso vetture più piccole e meno “aggressive” nelle forme.

La bellezza estetica sarà funzionale alle prestazioni?

E cosa possiamo dire da quello che abbiamo visto nel corso della presentazione?

Quelle viste fino ad ora mi sembra che si assomiglino un po’ tutte e, onestamente, non ho capito se il regolamento non consente di fare di più o se i progettisti non hanno avuto, per ora, il tempo di approfondire i concetti aerodinamici, che mi sembrano ancora molto “basici” considerando la “potenza di fuoco” disponibile a livello progettuale in un team di Formula 1 dal quale ci si aspetterebbe qualcosa di più fantasioso. La zona dei piloni dell’ala anteriore, con il muso staccato dall’ala, è un bel tema che qualcuno ha cercato di interpretare ma mi sarei aspettato di più, la soluzione della SF26 mi sembra molto razionale. Al contrario, i piloni dell’ala posteriore mi sembrano veramente “poveri”, inoltreessendo anche attaccati alla superficie inferiore del profilo penalizzano non poco il rendimento dell’ala.

Della SF26 mi colpiscono quattro cose: 1) le dimensioni incredibilmente ridotte della presa d’aria sopra il casco del pilota tanto da pensare (come ipotesi estrema) che ci siano altre aperture nascoste nella parte nera della carrozzeria che non si vede nelle foto, 2) i setti dietro le ruote anteriori (“BOARD” nel gergo della FIA) che hanno una parte anteriore molto sviluppata in altezza che non mi sembra ben integrata con il resto, ma sarà quella definita?, 3) l’apertura nel diffusore (“Mouse Hole” nel linguaggio del paddock) che appare più studiata della semplice fessura della W17 Mercedes e anche con un setto divisorio, 4) la pinna con il bordo seghettato che però non è un novità perchè l’aveva già fatta la Force India mi sembra nel 2017.

Un’altra cosa interessante è il fatto che nei brevi video che sono girati in rete si vede la vettura (forse l’unica che si è esposta in questo senso) nella configurazione a bassa resistenza (“X-mode” sempre nel gergo della FIA) e mi sembra veramente efficiente: l’ala anteriore diventa praticamente una lama quasi invisibile dal davanti e anche la posteriore si “apre” molto. Questo confermerebbe l’ipotesi di una vettura orientata verso la bassa resistenza e mi viene in mente la Williams di qualche anno fa con le sue pancione rotondeggianti per le quali Rob Smedley in persona (quando era ingegnere di pista di Felipe Massa) mi spiegò che erano il risultato di un progetto orientato verso il minimo “drag”.

Bisogna considerare che le pance “vedono” il flusso all’esterno ma anche all’interno e la forma esterna che sembra più generosa e meno “tirata” delle altre è dovuta al fatto che si è privilegiato il flusso interno.

Il “Mouse Hole” nel diffusore, ammesso che qualcuno non lo contesti, mi ha incuriosito perché non c’era nelle vetture della vecchia generazione con il fondo piatto fino al 2019 e tantomeno non c’era “ai miei tempi” quando i diffusori si “soffiavano” con il getto degli scarichi (con dubbi risultati, devo ammettere), è una zona molto delicata e piccole cose possono avere effetti importanti, penso ne vedremo delle belle in quella zona.

Il fondo, soprattutto questi fondi piatti caratterizzato da una parte rialzata posteriormente, non sono dei semplici “canali a sezione crescente”, come a volte ho detto anch’io per semplicità, ma “oggetti” molto più complessi aerodinamicamente, l’aria va un po’ dove vuole e ci sono continue infiltrazioni dall’esterno. 

Il “Mouse Hole” agisce in una delle zone più delicate del fondo, combinandosi con il vortice della bandella laterale che è essenziale per il corretto funzionamento del diffusore.

 

Scritto da Marco Giachi (Ingegnere Areodinamico https://smartaerodynamics.it)
Foto: Ferrari, Smart aerodinamics

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