KYALAMI 82: QUANDO I PILOTI INCROCIARONO LE BRACCIA
La tappa d'apertura del mondiale 1982, che si rivelerà nel corso del suo svolgimento essere uno dei più tragici e maledetti di tutta la storia, diventa palcoscenico di due rarissimi eventi che poche volte si sono visti in 75 anni di onorata carriera della F.1: uno sciopero e una spettacolare rimonta di Prost, uno dei più razionali piloti che si siano mai affacciati nel panorama delle corse. Ma andiamo con ordine.

Tutto parte dall'introduzione della Superlicenza, ossia la speciale autorizzazione che ancora oggi i cavalieri più veloci del mondo devono avere per poter disputare gli appuntamenti della massima categoria dell'automobilismo. Per evitare che gente inesperta o personaggi con la valigia piena di soldi e nulla più scorrazzassero per gli autodromi di tutto il mondo a 300 all'ora viene varata appunto questa superlicenza; il richiedente doveva aver maturato esperienza e successi nelle categorie minori per poter risultare idoneo, salvo alcune eccezioni fatte per il rientro nel circus di alcuni campioni del mondo come Niki Lauda o Alan Jones.
Ed è proprio al pluricampione austriaco, al rientro in F.1 dopo due anni di pausa, che si accende una dubbiosa lampadina. Ad attirare la sua attenzione è un questionario dove alla fine del quale viene espressamente dichiarato che la superlicenza sarebbe stata rilasciata a nome Niki Lauda, McLaren. Il due volte campione del mondo vuole vederci chiaro, anche perché pensa che per ottenere il rilascio un pilota o è idoneo o non è idoneo, l'appartenenza al team non c'entra nulla.
Lauda sente al telefono Pironi, a capo del sindacato dei piloti. Gli illustra la situazione e in breve tempo, spalleggiati anche da Gilles Villeneuve, la protesta ha inizio. Il nocciolo della questione gira intorno all'articolo che prevede una sorta di vincolo imposto dalle scuderie ai piloti in base al quale non avrebbero più potuto liberarsi anticipatamente dai contratti firmati. il rischio è quello di diventare merce di possesso dei team, un pò come succede nel calcio dove le società sono proprietarie dei cartellini dei giocatori.
A ridosso del gran premio d'apertura della stagione in programma il 23 gennaio, la situazione non si è risolta. Nonostante le pressioni di Balestre ed Ecclestone, i piloti fanno muro compatto e decidono di non scendere in pista per le prove. Si riuniscono tutti insieme su un bus e la sera si barricano in un albergo a porte rigorosamente chiuse. Il pilota francese della Ferrari, eletto portavoce, fa da tramite con il suo connazionale presidente della Federazione, ma l'accordo sembra lontano. E così i piloti decidono di proseguire a oltranza lo sciopero, anche a costo di trascorrere l'intera notte in hotel.

Tutti i colleghi sono compatti, talmente uniti che decidono di portarsi a presso i materassi nella hall per dormire tutti nello stesso salone; e questo ci regala anche sprazzi di normalità e divertimento impensabili nella F.1 perfetta e iperorganizzata di oggi. Ce n'è per tutti. Dai pantaloncini corti di Piquet, all'eleganza un pò naif di Arnoux. Mentre Lauda intrattiene i colleghi, De Angelis e Villeneuve li deliziano con le note del pianoforte. Durante la notte però l'italiano Teo Fabi, forse intimorito dall'allora manager della Toleman, decide di andarsene dalla finestra nel cuore della notte. All'indomani di queste peripezie Balestre forse capisce che senza i suoi cavalieri il rodeo non può prendere vita, e si decide così di trovare l'accordo. I motori possono tornare a rombare.
Quelli più performanti sembrano essere i turbo delle due Renault, con Arnoux che conduce la gara nelle primissime fasi venendo superato dopo pochi giri dal compagno di squadra Prost. Il transalpino viene però bersagliato dalla sfortuna a causa di due forature, che lo costringono ai box e a perdere addirittura un giro. Il francese però non è ancora il professore razionale che tutti conosciamo, ma ancora un allievo in cerca della sua identità. E con l'incoscienza che contraddistingue le giovani leve, si butta a capofitto in una rimonta quasi impossibile da compiere. Grazie anche alle gomme più fresche e performanti Prost recupera un giro, e a otto tornate dal termine si porta incredibilmente al comando, che conserva al calare della bandiera a scacchi. Alla Renault non riesce la doppietta, perché Reutemann riesce a superare Arnoux a causa di problemi di vibrazioni di quest'ultimo.
Carisma e voglia di sfidare il potere per tutelare i propri interessi. Cose che nella F.1 di oggi mancano, e che rendono quei tempi ormai andati leggendari ed irripetibili. Ed è forse per questo che, ogni tanto, rimpiangiamo quel motorsport con la M maiuscola.
Scritto da Diego Romano
Foto: Repertorio storico