JEAN BEHRA: SEMPRE AD UN PASSO DAL SUCCESSO

JEAN BEHRA: SEMPRE AD UN PASSO DAL SUCCESSO

C'è chi entra nella storia della F.1 per il maggior numero di successi. Chi invece viene ricordato per il maggior numero di pole position, un mago del giro secco e della prestazione pura. E poi ci sono gli eroi romantici, che nella storia ci entrano dalla porta di servizio attraverso altri tipi di record. Quest'oggi parliamo di uno di loro, un cavaliere del rischio tutto coraggio e cuore. Quest'oggi ricordiamo Jean Behra.

Classe 1921 nativo di Nizza, l'alfiere transalpino è il secondo pilota per numero di giri percorsi al comando senza mai conseguire la vittoria e detiene invece il record di partenza in prima fila senza mai aver ottenuto una pole position. Sempre quindi ad un passo dal successo.

La carriera di Behra si snoda prima della guerra sulle due ruote, dove mostra subito la sua indole combattiva e sprezzante del pericolo. Dopo aver conquistato per quattro volte il titolo nazionale della classe 500, nel 1949 fa il suo debutto nella prima edizione del motomondiale, conquistando come miglior risultato un quindicesimo posto in un gran premio di Francia del 1951. in questo stesso anno Behra viene ingaggiato in F.1 dalla Gordini, dove timbra la sua prima presenza nella tappa italiana di Monza, ritirandosi per un problema tecnico.  Sul tortuoso tracciato svizzero del Bremgarten Jeannot, come viene soprannominato, fa vedere già a tutti di che pasta è fatto, conquistando un terzo posto alle spalle delle due Ferrari 500 F2 della volpe argentata Piero Taruffi e dello svizzero Rudi Fisher, occupando per una buona fetta di gara la seconda posizione.

Nel 1955 il transalpino approda alla Maserati, dove l'anno dopo arriva ad essere, più per la matematica che non per la sorte, il lizza per il mondiale nonostante appunto non abbia mai assaporato la gioia della vittoria. In quel gran premio d'Italia passato alla storia per il gesto sportivo di Collins nei confronti di Fangio, Behra rompe la monoposto per ben due volte, la sua e quella cedutagli dal compagno di squadra Umberto Maglioli; non era proprio destino. Nelle successive due stagioni tra Maserati e BRM continuano le delusioni che lo privano di un meritato successo sempre sul più bello. A Silverstone nel 1957 cede la frizione a una ventina di giri dal termine, mentre a Monaco nel 1958 a procurare noie all'alfiere francese ci pensano i freni dopo aver dominato i primi 29 giri. 

Nel 1959 per il francese sembra arrivare l'occasione della vita. Dopo i lutti e il ritiro del campione del mondo in carica Hawthorn, la Ferrari lo contatta per un posto da pilota ufficiale. Behra accetta, convinto di aver firmato un contratto come prima guida del team, al cui interno si ritrova un compagno di squadra valente come Tony Brooks, il "dentista volante" fresco di matrimonio con una ragazza italiana. Così come l'anno precedente, il transalpino si trova al comando del gran premio di Monaco, e così come l'anno precedente deve abbandonare per un inconveniente tecnico, questa volta al motore. Il rapporto con il team non riesce a spiccare il volo, fino all'epilogo del gran premio di Francia. L'ennesimo ritiro per problema tecnico fa scattare su tutte le furie il pilota, che si scaglia contro la squadra e soprattutto contro il direttore sportivo Romolo Tavoni, al quale rifila un sonoro schiaffo. Enzo Ferrari non ci passa sopra, e decide di licenziare in tronco il sanguigno Behra.

Dopo aver saltato il gran premio d'Inghilterra, Behra si presenta più carico che mai sul tracciato tedesco dell'AVUS, due lunghi rettilinei autostradali nei pressi di Berlino raccordati da due curve sopraelevate. Prima del gran premio di F.1, c'è una gara di contorno alla quale il francese partecipa con una Porsche, la stessa scuderia con la quale correrà la tappa tedesca del mondiale. A correre quella gara suddivisa in due manches da 30 giri però non riuscirà mai. Fatale per Behra si rivela essere un brutto incidente dovuto al bloccaggio del pedale dell'acceleratore. 

Questo è il triste epilogo della sua vita. Questo è il triste finale di uno dei tanti piloti immolati per la propria passione per la velocità e per il rischio. Questo è il triste epilogo di un altro dei tanti eroi che hanno dato la vita senza ricevere indietro quanto avrebbero meritato. Sempre ad un passo dal successo.

Scritto da Diego Romano

Foto: Repertorio storico

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