F1 ANNI 80: UNA LUNGA GUERRA FREDDA

F1 ANNI 80: UNA LUNGA GUERRA FREDDA

Credo, e penso di non essere l'unico a sostenerlo, che l'epoca più bella, rigogliosa e sicuramente irripetibile della F.1 siano stati gli anni a cavallo tra la fine dei 70 e l'inizio degli 80. Macchine veloci e incollate all'asfalto e playboy belli e dannati che le portano al limite senza paura. Ingegneri che inventano, sperimentano senza troppi vincoli di regolamento. Negli autodromi ci si può avvicinare senza troppa difficoltà a box e monoposto.

E' anche però l'epoca in cui ci si accorge che la Formula 1 è un gran bel giocattolo che genera montagne di soldi. Il primo a fiutare l'affare è Bernie Ecclestone, ai tempi solo (si fa per dire) il capo della Brabham e poi successivamente della FOCA, l'associazione che dal 1974 riunisce i team inglesi, i moderni "assemblatori" di una volta. In poco tempo l'istrionico manager si accaparra, dietro un lauto compenso, l'organizzazione dei gran premi, scalzando di fatto gli organi sportivi e minandone così autorità e credibilità. La sua influenza aumenta sempre più, così come il suo potere economico, fino al punto di puntare i piedi sui regolamenti, più nel dettaglio per quanto riguarda l'abolizione delle minigonne. 

Alla CSI serve un uomo tutto d'un pezzo, per tenere testa ad una personalità carismatica come Ecclestone. All'identikit richiesto corrisponde esattamente la figura di Jean Marie Balestre (che cambierà il nome della Federazione in FISA), e che darà vita a un'intensa lotta politica contro il patron della Brabham. D'altronde, la gallina dalle uova d'oro fa gola a tutti. Di cambiare il regolamento su pressione della FOCA non se ne parla nemmeno, e parte così una lunga guerra fredda fatta di briefing saltati, multe non pagate e di gran premi corsi senza omologarne il risultato. Come successo nel gran premio di Spagna del 1980, boicottato dai team legalisti Ferrari, Renault e Alfa Romeo.

Dopo la fine del mondiale però l'accordo non si trova. L'avvio del mondiale 1981 è incerto, senza sicurezze e senza nemmeno un calendario ufficiale. La Goodyear annuncia addirittura il ritiro tanto è il clima rovente attorno al circus. Enzo Ferrari, il patriarca dell'automobilismo mondiale, invita tutti i rappresentanti dei team a Modena nella vecchia sede della scuderia Ferrari per cercare di mettere d'accordo tutti. Il calendario sembra varato, con alcune bozze di un nuovo regolamento, ma Balestre non arretra di un centimetro. La scissione è vicina, molto vicina.

Ecclestone passa così ai fatti. Il 7 febbraio 1981 a Kyalami va in scena la prima prova del suo campionato alternativo con i team che si sono iscritti durante l'inverno previa minaccia di blocco delle forniture dei motori Cosworth. Si assiste in questo modo al primo gran premio della nuova formula Libre, con all'appellativo di World Professional Drivers Championship, con ai nastri di partenza i team FOCA senza la partecipazione di Ferrari, Renault, Alfa Romeo con l'aggiunta di Ligier (che con l'acquisto da parte di Talbot passa nelle file dei legalisti), Osella (sotto pressione degli sponsor) e della neonata Toleman.

Nonostante le difficoltà con l'approvvigionamento degli pneumatici, in Sudafrica si riesce comunque a correre. Piquet scatta al comando con le gomme da bagnato, che all'inizio sembrano la scelta giusta. La pista però si asciuga, favorendo Reutemann e tutti quelli che all'inizio propendono per le slick. L'argentino della Williams vince la gara davanti al brasiliano della Brabham e al nostro Elio De Angelis su Lotus. Da segnalare la presenza a bordo di una Tyrrell di Desiré Wilson.

Nonostante il weekend venga portato a termine, l'avvio del nuovo campionato non accende l'entusiasmo sperato, divenendo così immediatamente un progetto accantonato. Inoltre la Renault fa saltare il fronte dei legalisti. E' il caos, così non si può andare avanti.

Il 5 marzo del 1981 viene così firmato il Patto della Concordia. In poche parole potere sportivo, e nello specifico sui regolamenti, alla FISA. Potere economico e di gestione introiti alla FOCA. Della serie "uno ciascuno, non fa male a nessuno".

Scritto da Diego Romano
Foto: Repertorio storico

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