MESSICO 90: LA LEZIONE DEL PROFESSORE
Lo chiamavano, e lo chiamano tutt'ora, il Professore. Alain Prost non è passato di certo alla storia per essere un pilota spettacolare, emozionante, uno di quelli che faceva battere il cuore ad ogni curva. E forse anche per questo è ancora oggi, ingiustamente, un tantino sottovalutato.
Eppure aveva una grande dote: la concretezza. Ogni gara un esame dal quale trarre il massimo risultato con il minimo sforzo e rischio possibile. Quando la vittoria non era a portata di mano, l'imperativo era incamerare quanti più punti disponibili.
Alla vigilia del mondiale 1990, il francese è un tre volte campione del mondo. Eppure i suoi mondiali sono stati preceduti da due cocenti delusioni, due campionati quasi in tasca ma svaniti all'ultima tappa. Nel 1983 un gran premio del Sudafrica partito male e finito ancora peggio con una rottura meccanica consegna il titolo al brasiliano Nelson Piquet, la prima affermazione iridata per una vettura turbocompressa. L'anno successivo invece a Estoril un guasto alla Lotus di Mansell permette ad un altro paladino della ragioneria, Niki Lauda, di fregiarsi del titolo di campione del mondo per la terza volta con uno scarto minimo. Quel mezzo punto che ancora oggi rappresenta il distacco più risicato che abbia mai deciso un campionato del mondo.

Alla vigilia del mondiale 1990, Prost continua la sua guerra sportiva all'antagonista Senna ma stavolta dall'altra parte del confine, sempre con una divisa rossa ma con cucito sopra lo stemma del Cavallino Rampante. L'avvio non è proprio quello sperato, nonostante il transalpino si prenda la soddisfazione di agguantare la vittoria in casa del rivale ad Interlagos. Continui problemi tecnici hanno portato l'alfiere della Ferrari ad avere dopo cinque gare uno svantaggio di 17 punti, tenendo presente i punteggi che ai tempi premiavano solamente i primi sei classificati.
E il gran premio del Messico sembra confermare il preoccupante andazzo. Le qualifiche parlano chiaro. Prost è solo tredicesimo, mentre Senna è terzo nella fila dietro al poleman Berger e all'italiano Patrese con la Williams. Il mago brasiliano si porta subito al comando scortato dal compagno di squadra, mentre il francese della Ferrari rimonta costantemente giro dopo giro.

Al dodicesimo giro Berger rientra già ai box per cambiare le coperture. Un campanello di allarme che il box ignora, così come fa Senna per tutto il resto della gara. Mentre quest'ultimo continua a condurre la gara, Prost gestisce al meglio le gomme e continua la sua risalita portandosi al secondo posto intorno al quarantesimo giro. Non solo il francese ha scalato la vetta per undici posizioni, ma inizia a sfruttare le difficoltà del rivale per avvicinarlo. La testardaggine di Senna presenta il conto a dieci giri dal termine. Prima viene superato dalla rossa numero 1 del Professore, e tre giri dopo è costretto al ritiro per lo scoppio di una gomma.
Prost completa il suo capolavoro portandosi a casa un successo insperato solo il giorno prima. L'Italia dello sport, già in fermento per le notti magiche di Italia 90, va in visibilio grazie anche alle quattro ruote. Anche perché il Leone Mansell sfodera un numero di alta scuola passando Berger alla Peraltada e regalando alla Ferrari una storica doppietta.
Sembra l'inizio di un sogno. Altre due vittorie rimettono in carreggiata il francese in ottica campionato, anche se poi la superiorità del propulsore Honda della McLaren unito al pasticcio di Estoril complicano la vita al Professore. Arriverà poi Suzuka e quell'azione scellerata di Senna a spegnere definitivamente le speranze del popolo ferrarista. Ma questa è un'altra storia. Feroce e spietata, proprio come la rivalità tra questi due piloti.
Scritto da Diego Romano
Foto: Repertorio storico